lunedì 17 settembre 2007

Lacrime di clorofilla

Margherita era una margherita. Sul ciglio di una statale dove passavano ogni giorno diverse automobili si erano trovate a vivere la loro modesta vita due margherite. Una si chiamava per l’appunto Margherita l’altra però si chiamava Violetta. Da che mondo è mondo ogni Margherita si chiama Margherita invece no, sua mamma Margherita aveva deciso di rompere quella stupida regola e di chiamarla Violetta. Insomma Margherita e Violetta passavano le loro giornate come due regine, durante il giorno, prendevano il sole che era così idratante per i loro petali. Avevano avuto la fortuna di nascere vicino ad un Drive-in così che si beccavano sempre tutti i film migliori. La notte Margherita e Violetta scambiandosi i Pop Corn caduti dalle auto parcheggiate si godevano i loro film e la loro meravigliosa esistenza circondate da un profumo di teneri baci e caramello. “Margherita senti io ho un problema” “Dimmi Violetta che c’è?” “Odio il mio nome non lo capisco e credo che sia proprio per questo che Carlone il Rosellone non mi fila. Insomma guarda che pezzo di gambo che non ho! Per non parlare poi dei miei petali così tondi. Dopo tutto sono una Margherita tutta d’un pezzo sono a posto con la fotosintesi e anche se ho una certa età la mia corteccia non ha neanche una ruga, guarda!” “Violetta lo so, ma forse ti chiami Violetta per qualche altra ragione e alla fine non credo che Carlone il Rosellone sia proprio il tipo per te, guardalo e così… Rosso. Secondo me beve.” E così continuavano Violetta e Margherita nei loro discorsi persi tra lo sfrecciare delle macchine e le pistole di Will Sbith nel selvaggio West. Un giorno, dopo la consueta fotosintesi mattutina Margherita si fece un sonnellino. Al risveglio…la tragedia, al posto di Violetta c’era una triste buca ancora ricolma delle radici dell’amica tanto amata. Margherita pianse, pianse e pianse. Non dormì, non capiva cos’era successo, chi avrebbe potuto volere la morte della sua migliore amica? Alla fine erano in buoni rapporti con il clan delle Api, con quello delle Vespe non avevano molti contatti…mah, forse le zanzare? Magari quelle lì, nuove, a strisce bianche così scorbutiche che parlavano una lingua orientale. No, non poteva essere perché se la sarebbero dovuta prendere con la povera Violetta? Basta piangere, pensò Margherita, è ora di darsi da fare. Il povero fiore solitario con i pochi risparmi accumulati vendendo polline si comprò un bel vaso Ming, un paio di occhiali da sole e una bella dose di fertilizzante per il suo viaggio. Sapeva già dove andare, saltellando con fatica si sarebbe recata dal più saggio, Ernesto il piccione, lui sicuramente avrebbe saputo trovare Violetta. “Ernesto dimmi dove posso trovare Violetta, è morta? L’ho sognata tante volte fatta a pezzi, tranciata e affettata dalla grande mietitrice di cui parlano le scritture” “Tranquilla Margherita, Violetta è ancora viva o almeno per un po’. Ti porterò da lei sta proprio qui a un batter d’ali, l’ ho vista arrivare l’altro giorno”. Così Margherita saltò in groppa a Ernesto e volarono insieme a salvare l’amica. Il sole e l’aria battevano forte sui petali del fiore sconsolato. Margherita si fece l’ultimo panino al fertilizzante e poi chiuse tutti i suoi pistilli, sentì il vento, sognò anche lei di poter volare e cercò di trasmettere tutto il suo amore a Violetta “ Sto arrivando amica, non ti lascio sola” Al suo risveglio da lontano già si profilava una grande costruzione bianca dal cui interno Margherita poteva udire i lamenti di tanti suoi simili. “Portami lì Ernesto, sento che Violetta è li dentro”. Ernesto fece scivolare Margherita da un buco nel rivestimento in plastica di quella serra di morte e disperazione. Margherita fece due salti e si ritrovò davanti allo spettacolo più agghiacciante della sua vita, camminava tra file perfettamente ordinate di milioni e milioni di margherite, tutte prigioniere. Come avrebbe fatto a ritrovare Violetta? Tutte le sue simili continuavano a chiamarla a toccarla, l’ambiente era soffocante e la tristezza stava invadendo il cuore del povero fiore. Margherita, disperata vide un tavolo là in alto e capì. Si arrampicò e grazie alle sue foglie sfibrate ma ancora così flessibili arrivò in cima. Come un messia vide sotto di lei tutte quelle piccole margherite che la guardavano silenti, aspettando un gesto, un movimento, insomma, la libertà. Recuperò tutta l’anidride carbonica possibile e emise un urlo profondo “Violettaaaaaaaa”. Tutte le Margherite si voltarono in unica direzione sapevano che tra di loro esisteva un'unica Violetta. Margherita la vide. Violetta senza più petali, tutta marrone incominciò a piangere, a sentirsi libera, amava Margherita e intanto, scorrevano lacrime di clorofilla.

francesco

4 commenti:

Matteo ha detto...

bella fran! migliora solo un po' la punteggiatura e ci sei!

Matteo ha detto...

... e ti rispondo con la poesia. (?!?)

sfatto, instabile,
senza gravità,
volo
senza peso nè concezione
dove l'Io mi trascina,
dove l'Altro mi spinge.
potessi almeno rifugiarmi
in te.
ma tu sai solo farmi
alzare dal suolo,
poi mi abbandoni
a questa inutile ricerca
di equilibrio.
alla mia voglia di arrivare
a casa.

GiO ha detto...

haha davvero bella fra, carlone il rosellone!^^
bella anche la poesia, sono fra letterati:)

Anonimo ha detto...

bisogna operare...
ciao.